Intervista
a Bruno Bozzetto
Assicura
di non essere mai stato un genio del disegno, Bruno Bozzetto.
E
noi stentiamo a credergli, grati come siamo a quest’uomo per le sue
invenzioni che, prima di diventare animate, sono fuoriuscite dalla
sua matita, frutto di un’intuizione visiva, di un felice atto
creativo.
Sì,
spesso a ben guardare sono solo pochi tratti, disegni stilizzati,
rarefatti ma capaci di colpire la fantasia e il subconscio dello
spettatore, facendolo entrare in sintonia, anche affettiva, con
quella figuretta animata. E per riuscire in questo ci vuole
un’abilità particolare…
"Bisogna
essere un po’ attori, un po’ registi, un po’ montatori, avere
dimestichezza con la musica e i rumori – rivela Bozzetto – Un
film d’animazione è spesso senza dialoghi e queste componenti
diventano essenziali. Decidere come si muove il personaggio, che tipo
di sottofondo accostargli è importante quanto la fase del disegno."
Insomma
a quello schizzetto sulla carta bisogna dare una personalità, delle
caratteristiche uniche, forse un’anima… Perché capita spesso che
un disegno animato trasmetta più emozioni, diventi più “umano”
di tanti personaggi in carne ed ossa.
"Alla
base c’è l’idea – spiega l’autore del signor Rossi – ma
poi montaggio, musica, rumori hanno la stessa importanza del disegno.
Altrettanto indispensabile è la capacità di sintesi, i corti
d’animazione durano pochi minuti, a volte anche meno." Un bravo
animatore deve coltivare il dono della sintesi che in fondo è ciò
che serve in qualunque forma di comunicazione. Un concetto espresso
bene, un’immagine sufficientemente incisiva sono in grado di
infilarsi nella memoria anche in un tempo breve. E’ la forza
dell’idea a conquistare.
"Il
lavoro dell’animatore è dar vita a un oggetto, a un personaggio.
Le nuove tecnologie aiutano moltissimo, io non sono certo un
nostalgico dei vecchi metodi - prosegue Bozzetto – La penna
elettronica è molto più comoda di matita e gomma, l’importante è
non farsi prendere troppo dalla tecnica, non farsi distrarre perdendo
di vista le cose essenziali."
Insomma
lui ne è certo, "la tecnica non uccide la creatività", i
pericoli e le frustrazioni derivano semmai, almeno in Italia, dalla
visione miope di produttori e distributori.
Mentre
le grandi case di animazione straniere scalano le classifiche coi
loro film, da L’era glaciale a Toy story, nel nostro
paese il genere è ritenuto per bambini e relegato a una
programmazione quasi umiliante (nelle feste, solo al pomeriggio).
Incalza Bozzetto: "L’animazione non è “vietata ai maggiori”,
anzi parla più agli adulti che ai bambini. Attraverso il disegno
animato si possono far passare temi seri, maturi, che negli adulti
giungono più direttamente rispetto ad altre forme di comunicazione,
penetrando nel nostro cervello per vie alternative".
L’autore,
milanese ma bergamasco d’adozione, ha cominciato negli anni ’60
quando in pochi facevano questo mestiere e "ci si conosceva tutti.
Di tanto in tanto ci si incontrava ai festival in giro per il mondo e
si mettevano a confronto le rispettive esperienze. Era bellissimo…". Bozzetto ha ottenuto riconoscimenti internazionali sin dal suo primo
film Tapum, la storia delle armi, il suo lavoro è sempre stato
permeato di senso civico, sensibile ai temi esistenziali. Una
spiccata ironia ma anche realismo e spirito critico verso le derive
del genere umano.
Parlando
con lui emerge subito una persona poco incline ai compromessi, che
non è mai stata disposta a rincorrere facili modelli o soluzioni
scontate. Per anni si è autoprodotto i film mantenendo integra la
sua sfera creativa. Lavori come quelli che gli hanno fatto
guadagnare l’Orso d’Oro a Berlino (Mister Tao nel ’90) e
la nomination agli Oscar (Cavallette nel ’91) sono piccole
opere d’arte.
Ma
uno come lui ha deciso di andare in pensione nonostante avesse ancora
molti progetti nel cassetto e un’idea già quasi realizzata (il
lungometraggio Mamuk). "In Italia l’animatore ha possibilità
limitate, può lavorare per la tivù questo sì ma in programmi
rigorosamente per bambini. C’è una mentalità vecchia, c’è
pochissima voglia di sperimentare e rischiare." Un vero peccato
vista la potenza espressiva di questo genere…