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Un rapporto da scoprire
di Carlo Griseri
"Cinema, arte e videogiochi". E' questo il titolo di un appuntamento organizzato a Torino per una doppia presentazione, quella del videogioco Kane & Lynch: Dead Men e del film (tratto da un videogame) Hitman: l'assassino. Una location inusuale per un evento simile: l'Accademia Albertina delle Belle Arti, nel centro storico della città, un palazzo antico - e decisamente lasciato a sé stesso - che stona con l'argomento dell'incontro. O, meglio, stonerebbe: se infatti le postazioni della Playstation 3 sparse ovunque lasciano abbastanza perplessi, lo stesso non si può dire delle tante statue rappresentanti i due protagonisti che si trovano disseminate nel palazzo (splendida la collocazione sullo scalone all'ingresso, purtroppo non avevo con me la macchina fotografica: chiedo scusa ).
La platea è abbastanza variopinta, le estrazioni sono diversissime: si va dai ragazzi appassionati di videogame (veri smanettoni, si inquadravano già dai vestiti!), ai manager delle case di produzione protagoniste, per finire con i giornalisti (non tutti perfettamente a loro agio). Con qualche minuto di ritardo, complice anche il buffet all'ingresso della sala, si comincia: viene presentato il trailer di Kane & Lynch: Dead Men, un vero spettacolo di effetti speciali. Il colpo di scena arriva a fine visione, quando dal fondo della sala di sentono due voci - inglesi - che si avvicinano: tutta la platea si gira verso l'ingresso e si vedono spuntare gli attori che hanno prestato il loro volto ai due personaggi. Una comparsata sicuramente d'effetto, che però si conclude in breve tempo. L'intervento di apertura avrebbe dovuto vedere Gianni Canova, direttore della rivista Duellanti e volto noto di Sky Cinema, parlare del rapporto "tutto da scoprire" tra cinema e videogiochi. Una malattia improvvisa lo ha però costretto a letto, e al suo posto da Milano è giunto un suo collega: Fabrizio Vagliasindi, docente di Digital Entertainment Design alla IULM di Milano e direttore marketing del gruppo Leader SpA. "Spesso - ha esordito - i videogiochi non vengono considerati come un'opera creativa, ma come un passatempo: non sono educativi, si pensa quasi che siano destinati a un pubblico di serie b. Ma queste erano le stesse cose che venivano dette del cinema, nei suoi primi anni". L'intervento di Vagliasindi procede poi con un parallelo tra le due "arti". "Prendendo gli assi temporali di cinema e videogioco si vedono molte analogie. All'inizio per entrambe c'era la mancanza di un linguaggio: al fianco dei primi film muti, possiamo quindi mettere Pacman, il primo character dei videogiochi".
La storia (recente, ma pur sempre storia) dei videogame prosegue con Tomb Raider: Lara Croft è "il primo personaggio femminile, capace di entrare nell'immaginario collettivo - anche di chi non gioca. Splinter Cell segna la nascita dell'interiorità del character (arrivano le emozioni, come al cinema): l'arrivo di Tom Clancy porta spessore al personaggio e alla storia". I nomi dei giochi si susseguono ("in Halo 3 il personaggio si nega, la maschera diventa rappresentazione, con Zelda la trama diventa genere, con Myst si arriva all'esaltazione del racconto"), ma il problema è che da diversi minuti il tema-cinema è stato quasi dimenticato. "La narrazione nei videogiochi - conclude il docente dello IULM - non procede col tempo, ma con lo spazio (è la differenza maggiore, forse, tra il cinema e i videogame). E' il nostro movimento nel gioco che compone la storia: si è arrivati a una narrazione completamente aperta, una forma nuova e inedita".
L'intervento si conclude qui, la parola passa a Vincenzo Lombardo del Virtual Reality Multimedia Park: l'argomento di cui parla è "L'intelligenza artificiale nei videogiochi". Un tema sicuramente interessante, ma che devia bruscamente allontanandosi dal cinema, e quindi non più pertinente per il nostro sito. La serata poi continua, con due momenti. Prima la proiezione dei cortometraggi e la premiazione del contest universitario organizzato dal polo torinese e dallo IULM (il primo premio consisteva in un mese di lavoro a Londra presso Eidos, la casa produttrice di Kane & Lynch).
E infine, molto atteso dalla platea di videogiocatori, dieci minuti di anteprima del film Hitman: l'assassino, con scene in esclusiva. Una pellicola, diretta da Xavier Gens, che racconta la storia di un misterioso killer - con un codice a barre tatuato sulla nuca - che deve sfuggire a una trappola all'apparenza senza vie di uscita.
L'evento si conclude, e si torna a casa con la sensazione di aver sentito parlare davvero poco di cinema (e l'anteprima di Hitman: l'assassino, che pare un videogioco anche lui, in questo senso non ha aiutato). Un peccato, probabilmente Gianni Canova avrebbe cambiato decisamente le carte in tavola, cosa che il suo sostituto - allertato all'ultimo momento - non ha saputo, o potuto, fare. Sarà per la prossima volta
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