
Ultimamente
Spielberg è in vena stakanovista e dopo un mattone confuso e pretenzioso come A.I. e un adattamento da Dick che non poteva che subire il confronto con la magnificenza dello scrittore (e infatti Minority Report subisce moltissimo) ora torna con una commedia leggerissima e pulita tratta da una biografia, quella di Frank Abagnale Jr., che negli USA sta in cima alle classifiche. Il cast stellare e la durata faraonica ci ricordano che stiamo guardando un film su cui nessuno ha lesinato in sede di finanziamenti, ma i movimenti di macchina, precisi e deliziosi nello stesso tempo, ammiccanti e divertenti ci ricordano chi è Spielberg quando non si cimenta con temi troppo elevati - e non includo Schindler's list.
L'andamento della storia è continuamente sottoposto a sbalzi temporali e fa in modo che questa si configuri come un puzzle mostrando un tassello alla volta e creando aspettative se non suspance. Frank Abagnale Jr. (
Leonardo Di Caprio) cresce con il mito del padre (
Cristopher Walken) affascinante personaggio a metà tra l'incarnazione della rettitudine e l'attitudine imprescindibile alla truffa, subisce il trauma del divorzio dei genitori e scappa di casa; da qui ha inizio la sua storia di truffatore e seduttore, romantico personaggio che falsifica assegni perfezionando la propria tecnica a ogni colpo e capace di diventare pediatra, avvocato, pilota e quant'altro in un batter di ciglia, abile nel depistare agenti dell'FBI come nel raggirare primari di ospedali e padri facoltosi di ragazze imbranate. Carl Hanratty (
Tom Hanks) agente dell'FBI come nel più classico dei plot diventerà l'instancabile segugio di Frank e i due finiranno per instaurare un legame molto forte entro una versione edulcorata degli USA degli anni '60.
I bei titoli di testa di sapore lounge riportano alla scelta delle musiche per le quali
John Williams (autore del commento sonoro) dice di essersi ispirato alle sonorità di Henry Mancini facendo così un viaggio a ritroso nel tempo e cioè a quando suonava proprio nell'orchestra di Mancini; la medesima atmosfera viene mantenuta anche nei pezzi non originali della colonna sonora seguendo una precisa scelta stilistica voluta anche dal regista. Tutto in quest'opera è piacevole, pacato, misurato, gli attori resistono alla tentazione di calcare la mano con l'interpretazione, non vi è nulla di esibito e nulla che stoni, la regia non ripete ciò che si evince facilmente dai dialoghi, ma gioca con le simmetrie e con i dettagli in modo da fornirci una chiave d'accesso alternativa verso la comprensione dello snodarsi del racconto. Di Caprio in versione glamourous è molto convincente e plausibile anche la difficoltà nell'attribuirgli un'età, Tom Hanks sfodera l'allure che si addice a un impiegato statale particolarmente affezionato al proprio lavoro, assolutamente memorabile è il primo incontro tra Frank-Di Caprio e Carl-Hanks con suspance e risoluzione comica di questa; Cristopher Walken pur avendo meno spazio degli altri due non ha rivali nelle scene cui prende parte, disilluso, amareggiato ma ancora pervaso da un briciolo di speranza e dall'amore (ammirazione) per il figlio, dà l'idea meglio di chiunque altro della parte sfortunata dell'America.
Se il cinema fosse intrattenimento, Prova a prendermi sarebbe un capolavoro invece che un'opera che non aggiunge nulla al genere della commedia, né al modo di trattare la figura (amatissima da Hollywood) del truffatore seducente e mi spingerei anche più in là nella campagna "restituisci a Spielberg la propria collocazione" se solo avessi il sospetto che mi leggesse; ma non ce l'ho (non ancora almeno) e qui mi fermo.