Nell'estate del 1968 un drappello di donne, tutte lavoratrici della Ford dell'Essex, in Inghilterra, decidono di combattere per la parità di retribuzione.
Il voto del redattore
- voto
- 2/5
- valutazione
- Una bella storia raccontata male. Peccato.


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- Contro Il pessimo metodo
- A favore La violenza della psicoanalisi
- Sara Troilo Vs. Keivan Karimi
We Want Sex
di Nigel Cole
- Dati
- Titolo originale: We Want Sex
- Soggetto: Billy Ivory
- Sceneggiatura: Billy Ivory
- Genere: Commedia - Sociale
- Durata: 113 min.
- Nazionalità: UK
- Anno: 2010
- Produzione: Number 9 Films
- Distribuzione: Lucky Red
- Data di uscita: 03 12 2010
Verrà il tempo in cui i diritti delle donne saranno dati per acquisiti e inviolabili?
di Sara Troilo
Forse
non tutt* sanno che il diritto all'equità di retribuzione tra donne e uomini
non è sempre (mai?) esistito. Forse non
tutt* sanno che un gruppo di donne, operaie del più grande stabilimento Ford
inglese, un giorno si sono chieste il motivo per cui dovevano essere retribuite
meno dei colleghi uomini, portandosi dietro anche la qualifica di "operaie non
specializzate". Correva l'anno 1968, faceva un gran caldo e queste lavoratrici
erano davvero stanche. We want sex racconta la storia di
uno sciopero epocale, quello portato avanti ad oltranza da donne lavoratrici
che chiedevano che venisse loro riconosciuto un diritto basilare: l'equità di
trattamento economico.
Gran
bel materiale per un film, peccato che il regista, quel Nigel Cole di L'erba di Grace, non abbia saputo
sfruttare al meglio la rivolta femminile che aveva per le mani. Ci troviamo
infatti di fronte ad un film mediocre, senza mai un picco, costellato di
battute sotto tono, impregnato di stereotipi e vittima di uno stile narrativo
piatto come la conversazione di Charles Bovary. Il regista e lo sceneggiatore
ci presentano innanzitutto lo squallido luogo di lavoro delle operaie Ford dove
la temperatura è altissima e l'acqua scende copiosa nei giorni di pioggia,
approfittando anche per farci conoscere il sindacalista buono Albert
(interpretato da Bob Hoskins, bravo
come sempre) che incita le donne a pretendere di essere identificate, e retribuite,
come operaie specializzate. Prende in mano la situazione Rita O'Grady (Sally Hawkins) che, senza farsi
intimidire né dal sindacalista corrotto e cattivo né dalla dirigenza inglese
della Ford, decide di scioperare prima per un giorno soltanto e poi finchè il
diritto all'equità retributiva non sarà raggiunto o, quanto meno, preso in
considerazione.
L'ottima Miranda Richardson viene relegata in un ruolo secondario, interpreta infatti la deputata Barbara Castle e lo fa senza troppo impegno, né, forse, convinzione. Se l'idea di Cole era quella di trasporre in commedia la lotta di queste lavoratrici per farne conoscere la storia in modo leggero e spensierato, il risultato ci mostra piuttosto e purtroppo la sua banalizzazione. Anche l'interpretazione di Sally Hawkins, perennemente poco convinta delle proprie capacità, annoia così come la sua pretestuosa amicizia con la moglie laureata, bella, bionda e segregata in casa di un dirigente Ford. Illuminante è il breve scambio di battute sui rispettivi abiti che avviene ad un certo punto tra Rita e la deputata Castle: come a dire che le donne di fronte a un vestito annullano qualsiasi distanza. Illuminante sul tipo di leggerezza a cui aspira il film, quella che banalizza e appiattisce, quella in grado di raccontare storie solo a patto di costruire una figura monotona a cui girano intorno altre piccole figure che ne mettono in risalto una caratteristica.
We
want sex ha scelto
quindi la via più facile senza tenere conto del fatto che così facendo ha
svilito la storia che voleva raccontarci. Alla frustrazione di vivere in un
Paese in cui ogni lotta per i diritti delle donne è da rifare da capo, si
aggiunge quella di vedere svanita la possibilità di assistere ad un racconto
più complesso e, proprio in nome della pluralità di piani, anche divertente.
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