
La stagione cinematografica langue. Il cinefilo e' salito in sella al proprio cavallo e, fiaccato dal caldo, incede lento verso il tramonto. Ogni tanto il suo sguardo incrocia la locandina di qualche arena estiva. A dispetto dei nomi conturbanti, i cinema all'aperto sono ciò che fa rimpiangere l'aver spento la tv e quel bel documentario sui lepidotteri isterici di una regione dell'entroterra di un paese che probabilmente nemmeno esiste. I documentari sui lepidotteri isterici hanno un incredibile vantaggio sulle arene estive: di norma non li guardi con persone che, vedendo attorno a se' lo spazio aperto, dicono "ole', qui parlare vale". Gia'. Sporco lavoro quello del cinefilo in estate. Che sia pallido, emaciato e terrorizzato dalla luce del sole o che sia, più facile da queste parti, trendy piu' di quanto dovrebbe esserlo un intellettuale, deve fare i conti con l'estate.

Cosa c'è di meglio che uscire a giocare con gli amici? Parlare ossessivamente di cinema. Cineboom ha trovato
amici pari requisiti, esce con loro e si chiude nelle bettole a parlare ossessivamente di cinema. Di notte, poi, quando il sole smette di scaldare la

terra, il cielo e i neuroni, si adagia sui divanetti e cerca di capire che fine abbia fatto la commedia americana e come mai il tema del destino interessi tanto i cineasti del mondo. Il tono e' quello dei discorsi sulle sorti del mondo. Il piglio e' quello di chi ci crede. Lo sguardo assorto, il gesto che asseconda la parola.
"Louis, I think this is the beginning of a beautiful friendship". L'invito è da considerarsi aperto.